Fuochi di Sant’Antonio 2015 a Seui: Anche un grande fallo in processione per invocare la prosperità!

Fuochi di Sant’Antonio 2015 a Seui: Vi abbiamo parlato pochi giorni fa del significato più antico e ancestrale dei riti che ruotano attorno ai fuochi di Sant’Antonio che vengono accesi tra il 16 e il 17 gennaio in tutta la Sardegna. La nostra Simonetta Delussu ha partecipato al rito di Seui, nella Barbagia di Seulo, durante il quale è stato portato in processione anche il lussorio, un grande fallo in legno indicante la prosperità.

La sua storia è curiosa e fa parte del processo di riscoperta delle tradizioni locali del paese – che aveva presentato la sua maschera appena recuperata durante lo scorso Prugadoriu – , ne abbiamo raccolto diverse versioni discordanti, perciò lasciamo la parola agli amici di Seui che eventualmente vorranno intervenire per spiegarci meglio. Noi ci concentriamo adesso non tanto sul significato di questo antico rito – peraltro evidente – , ma sulle emozioni vissute in un’atmosfera davvero ancestrale, al di fuori dello spazio e del tempo, quasi ci si trovasse nella Sardegna di oltre 3 mila anni fa. Vi lascio al racconto di Simonetta:

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I fuochi di Sant’Antonio a Seui hanno regalato ieri per i pochi fortunati che si sono inoltrati nella Barbagia di Seulo una notte indimenticabile. Percorrendo vie strettissime che parevano salire alla cima del mondo si son seguite le maschere e il fallo (s’antrecoru) che dominava dall’alto portato in processione. Non analizzerò i significati del rito ma vi descriverò le sensazioni che erano quelle di trovarci lì agli albori del tempo a combattere contro gli spiriti del male e le forze oscure della natura, augurandoci fertilità per gli uomini, la terra e gli animali. Combattendo la rigidità della morte con l’esuberanza della vita. Le maschere a rappresentare  il branco: 4 caproni, 4 arieti, 2 mufloni,  2 buoi, 1 cavallo e s’ertzu – la preda,ovvero il cinghiale – , 4  2 o 3 personaggi antropomorfi, 4 domatori, 2 donne col compito dell’atitu alla morte del cinghiale e della venerazione, quando poi si scoprirà il fallo, per le donne sterili e quelle senza marito.

A presiedere il tutto ecco l’ariete bianco con in mano la croce celtica, un bastone con in punta una croce racchiusa in un cerchio. I domatori  che tengono con le briglie il cinghiale, lo frustano e picchiano, poi si fermano vicino ai fuochi e tutti si mettono in cerchio. Il fallo coperto da un cappuccio bianco viene posato a terra e, come cade morto il cinghiale, i domatori col corno suonano 3 volte e poi a loro volta suonano quelli col corno ottenuto da una conchiglia di mare. A quel punto si da la libertà e si salta per tre volte il cinghiale. Poi due maschere simili ( 2 caproni, 2 buoi) fanno s’attumba testa a testa. Finito tutto l’ariete bianco muove i campanacci e tutti allora muovono i propri campanacci. Allora entra s’antrecoru e toglie il cappuccio bianco che copre il fallo e gli lega un fiocco blu nella punta. Nell’antichità le donne lo baciavano e mettevano un offerta.

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Le maschere suonano nei corni d’osso o in alcune conchiglie di mare che avevano legate in vita, i saltelli sono in sequenza di piccoli passi 1-2-3. 1-2-3. In tutto questo passano donne offrendo pane vino insaccati, l’eterna lotta tra il bene e il male, i fuochi, l’odore della carne cotta allo spiedo, del fumo, delle pelli e sudore. La bestialità, dove l’uomo diveniva animale e viceversa e sullo sfondo ecco i baratri della Barbagia di Seulo, per un’emozione fuori dal tempo, persi ai primordi del mondo, quando la terra era assai più ostile e si celebrava la morte per invocare la rinascita delle messi e della fecondità, quando ancora gli dei si mischiavano alle donne per procreare nella sacralità di riti indimenticabili. Ebbene ieri ho sentito con orgoglio di appartenere a questa terra antica, scaturita da una parola divina, un senso di orgoglio e riconoscenza per i miei avi che hanno permesso che io fossi qui oggi divenendo tutt’ uno con la madre terra.

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stregoneria-in-sardegnaSimonetta Delussu nasce a Tertenia, laureata a in lettere e filosofia a Roma, consegue il dottorato sugli usi e costumi sardi a Mainz, in Germania ed è ora insegnante di liceo.

Ha al suo attivo diverse pubblicazioni, tra le quali “Stregoneria in Sardegna” e “Il delitto d’onore in Sardegna“, oltre a libri di poesia, gialli e romanzi. Ha ottenuto pure il riconoscimento della giuria al premio San Giorgio.

 

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