Legge Casa Sardegna 2014: Scarica adesso l’intero disegno di legge dì la tua alla regione!

Legge Casa Sardegna 2014:  Vi avevo parlato due settimane fa della nuova legge dedicata alla casa studiata dalla Giunta Pigliaru, che ha visto da subito l’annullamento di ciò che rimaneva del vecchio Piano Paesaggistico Regionale voluto da Cappellacci e quindi la stesura di un disegno di legge ancora da approvarsi – guidato da finalità quali la promozione della riqualificazione e del miglioramento della qualità architettonica, della qualità abitativa e dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente, la limitazione del consumo del suolo, la riqualificazione dei contesti paesaggistici e ambientali compromessi – , che dopo i primi estratti comparsi sulla stampa, è stato ora pubblicato in maniera integrale sul sito della Regione Sardegna e messo a disposizione dei cittadini – anche in forma di brochure – che potranno far così pervenire le proprie osservazioni attraverso il questo modulo da spedirsi all’indirizzo email partecipa.territorio@regione.sardegna.it, entro e non oltre il 31 ottobre  2014

Ecco l’indice del disegno di legge dedicato alla casa della regione Sardegna:

Capo I. Disposizioni generali

  • Articolo 1. Finalità

Capo II. Norme per il miglioramento del patrimonio esistente

  • Articolo 2. Interventi di incremento volumetrico del patrimonio edilizio esistente
  • Articolo 3. Interventi di incremento volumetrico delle strutture destinate all’esercizio di attività turistico-ricettive
  • Articolo 4. Interventi per il riuso dei sottotetti
  • Articolo 5. Condizioni di ammissibilità degli interventi
  • Articolo 6. Procedure
  • Articolo 7. Disposizioni comuni

Capo III. Disposizioni urbanistiche per il trasferimento e il rinnovamento del patrimonio edilizio

  • Articolo 8. Interventi di trasferimento volumetrico per la riqualificazione ambientale e paesaggistica
  • Articolo 9. Rinnovo del patrimonio edilizio con interventi di demolizione e ricostruzione

Capo IV. Norme di semplificazione e riordino in materia urbanistico edilizia

  • Articolo 10. Norme varie e di semplificazione
  • Articolo 11. Disposizioni finali ed entrata in vigore

Qualche estratto, cosa cambia per i privati cittadini che volessero costruirsi una nuova casa o ristrutturare un edificio esistente e per le strutture turistico-ricettive:

Articolo 2 – INTERVENTI DI INCREMENTO VOLUMETRICO DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE

1. È consentito, nel rispetto delle condizioni previste dal presente capo, l’incremento volumetrico degli edifici esistenti nelle zone urbanistiche omogenee A, B, nonché nelle zone C, D, e G già oggetto, ove prevista, di pianificazione attuativa approvata e, se di iniziativa privata, convenzionata.

2. Nella zona urbanistica A l’incremento volumetrico di cui al comma 1 può essere realizzato esclusivamente per garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili, nella misura massima per ciascuna unità immobiliare di 120 metri cubi.

3. Nelle zone urbanistiche B e C l’incremento volumetrico di cui al comma 1 può essere realizzato, per ciascuna unità immobiliare, nella misura massima:
a) del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 90 metri cubi;
b) del 30 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 120 metri cubi, nel caso in cui l’intervento sia esteso all’intera unità immobiliare oggetto di intervento e si dimostri che l’unità immobiliare rientra nei parametri di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 smi;
c) qualora si tratti di prima abitazione del proprietario e purché la superficie dell’immobile, prima della realizzazione dell’intervento, non superi quella indicata dalla legge 5 agosto 1978, n. 457, articolo 16, comma 3, la misura massima, per le ipotesi di cui alle lettere a) e b), è rispettivamente del 25 per cento e del 35 per cento, fermi i limiti volumetrici di 90 e 120 metri cubi;
d) di 120 metri cubi, esclusivamente per garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili. Tale incremento non è cumulabile con gli incrementi previsti dalla precedenti lettere a), b) e c).

4. Nella zona urbanistica A, nel rispetto delle prescrizioni contenute nel piano particolareggiato adeguato al Piano Paesaggistico Regionale, e nelle zone urbanistiche B e C è, inoltre, consentito il recupero volumetrico a solo scopo abitativo dei sottotetti esistenti, ossia dei volumi compresi tra l’estradosso della chiusura orizzontale superiore, anche non calpestabile, dell’ultimo livello e l’intradosso delle falde della copertura a tetto, localizzati all’interno della sagoma dell’edificio
regolarmente approvata con titolo abilitativo, ove prescritto. Gli interventi sono ammessi unicamente per i sottotetti che presentino un altezza di gronda non inferiore a metri 1.20 e una pendenza minima del 10 per cento. A tal fine sono ammesse modificazioni delle altezze di colmo e di gronda e delle linee di pendenza delle falde, per assicurare il raggiungimento di una altezza media ponderale di 2.70 metri per gli spazi ad uso abitativo, ridotta a 2.40 metri per spazi
accessori e servizi; per i comuni posti a quote superiori a 600 metri di altitudine sul livello del mare le altezze precedenti sono pari, rispettivamente, a 2.55 metri e a 2.25 metri.

5. Nella zona urbanistica D con destinazione industriale o artigianale l’incremento volumetrico di cui al comma 1 può essere realizzato esclusivamente se strettamente connesso alle predette attività,
con esclusione di qualunque destinazione abitativa, residenziale o commerciale, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 25 per cento del volume urbanistico esistente.

6. Nella zona urbanistica D, con destinazione commerciale, e nella zona urbanistica G l’incremento volumetrico di cui al comma 1 può essere realizzato, con esclusione di qualunque destinazione abitativa e residenziale, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 400 metri cubi.

7. Ai fini della determinazione del volume urbanistico cui parametrare l’incremento volumetrico si applicano le disposizioni previste dal decreto assessoriale del 20 dicembre 1983 n. 2266/U o dagli strumenti urbanistici comunali qualora più restrittive. I volumi oggetto di condono edilizio non sono computati ai fini della determinazione del volume urbanistico cui parametrare l’incremento volumetrico; sono, invece, computati ai fini della quantificazione dell’incremento assentibile fino al concorrere della percentuale massima di incremento.

8. L’incremento volumetrico deve inserirsi in modo organico e coerente con i caratteri formali e architettonici dell’edificio esistente, perseguire la riqualificazione dell’edificio in funzione della tipologia edilizia e del contesto, garantire una compiuta soluzione architettonica della facciata, anche mediante l’arretramento dai fili delle facciate prospicienti spazi pubblici.

9. L’incremento volumetrico:
a) è consentito mediante il superamento degli indici volumetrici previsti dalle vigenti disposizioni comunali e regionali;
b) può comportare il superamento dei limiti di altezza dei fabbricati e di superficie coperta previsti nelle vigenti disposizioni urbanistico/edilizie comunali e regionali;
c) può comportare il superamento dei limiti di distanza da fabbricati, da pareti finestrate e dai confini previsti nelle vigenti disposizioni urbanistico/edilizie comunali e regionali, fino ai limiti previsti dal Codice Civile, limitatamente ai casi in cui l’incremento volumetrico sia utilizzato per la chiusura di balconi, terrazze a livello e vuoti esistenti e per il completamento in altezza dell’ingombro planimetrico dell’edificio al fine di conservare l’allineamento con i corpi di
fabbrica esistenti sottostanti, legittimamente realizzati;
d) non può comportare la realizzazione di corpi di fabbrica separati dall’edificio principale;
e) nei casi disciplinati dal presente articolo, comma 3 lettere a), b), c) e comma 4, non può essere utilizzato per generare nuove unità immobiliari e non può essere alienato separatamente dall’unità immobiliare che lo ha generato. Il vincolo di non alienazione ha durata decennale e deve essere trascritto nei registri immobiliari. Il divieto non opera se la più piccola delle unità immobiliari che deriva dal frazionamento ha una superficie netta superiore a 70 metri quadri;
f) nei casi disciplinati dal presente articolo, comma 2 e comma 3 lettera d), sulle nuove volumetrie è istituito un vincolo quinquennale di non variazione della destinazione d’uso, di non alienazione e non locazione a soggetti non disabili, da trascriversi presso la conservatoria dei registri immobiliari;
g) è subordinato al reperimento degli spazi per parcheggi previsti dalla legge 17 agosto 1942, n. 1150 smi, articolo 41 sexies. Nell’ipotesi in cui la superficie da adibire a parcheggio generata dall’incremento sia inferiore a 20 metri quadri o qualora sia dimostrata l’impossibilità dovuta alla mancanza di spazi idonei da destinare al soddisfacimento di tale obbligo, l’intervento è consentito previo pagamento di una somma equivalente alla monetizzazione delle aree per parcheggi, da determinarsi con deliberazione del Consiglio comunale. I relativi introiti costituiscono entrate vincolate per la realizzazione di nuove aree da destinare a parcheggio pubblico, da individuarsi con deliberazione del Consiglio comunale;
h) per le ipotesi di cui al comma 4, i valori massimi raggiungibili di altezza interna sono fissati rispettivamente in 3.60 metri per l’altezza al colmo e in 1.80 metri per l’altezza alla gronda.

Articolo 3 – INTERVENTI DI INCREMENTO VOLUMETRICO DELLE STRUTTURE DESTINATE ALL’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ TURISTICO-RICETTIVE

1. Ai fini della riqualificazione e dell’accrescimento delle potenzialità delle strutture destinate all’esercizio di attività turistico-ricettive ricadenti nelle zone urbanistiche omogenee B, C, F e G, anche qualora localizzate nei 300 metri dalla linea di battigia marina, completate alla data del 31 dicembre 2013, possono essere autorizzati interventi di ristrutturazione e rinnovamento comportanti incrementi volumetrici, anche mediante la realizzazione di corpi di fabbrica separati,
senza aumento del numero di posti letto.

2. Gli incrementi volumetrici:
a) sono ammessi nella percentuale massima del 25 per cento dei volumi legittimamente
esistenti;
b) sono consentiti mediante il superamento degli indici volumetrici previsti dalle vigenti
disposizioni comunali e regionali;
c) non sono computati nel dimensionamento di cui all’articolo 6 della legge regionale 25
novembre 2004, n. 8 smi;
d) devono svilupparsi oltre la fascia delimitata dalla linea di battigia marina e dalla linea, ad essa
parallela, passante per lo spigolo del corpo di fabbrica appartenente alla struttura turisticoricettiva
oggetto di intervento più vicino alla linea di battigia marina;
e) devono, ove possibile, svilupparsi nella porzione del lotto più distante dalla linea di battigia
marina e oltre i 300 metri dalla linea di battigia marina.

3. L’istanza deve essere accompagnata da un piano d’impresa, asseverato da professionista abilitato, nel quale si dia dimostrazione della funzionalità dell’incremento alla destagionalizzazione dei flussi turistici o all’accrescimento della potenzialità turistiche ed attrattive delle strutture ricettive, con riferimento alla crescita dei flussi turistici, al tasso medio di permanenza del turista o all’incremento della spesa pro-capite in attività di fruizione delle attrattività del territorio.

4. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dalla legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 smi, articolo 10 bis, fino al concorrere del 25 per cento del volume originario non oggetto di ampliamento in deroga.

5. Gli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 non sono cumulabili con gli ulteriori incrementi di cui al presente capo.

Articolo 4 – INTERVENTI PER IL RIUSO DEI SOTTOTETTI

1. Al fine di contenere l’ulteriore consumo del suolo, è consentito nelle zone urbanistiche omogenee A, B e C il riuso a solo scopo abitativo dei sottotetti esistenti, ossia dei volumi compresi tra l’estradosso della chiusura orizzontale superiore, anche non calpestabile, dell’ultimo livello e l’intradosso delle falde della copertura a tetto, localizzati all’interno della sagoma dell’edificio regolarmente approvata con titolo abilitativo, ove prescritto.
2. Il riuso dei sottotetti è consentito purché siano rispettate tutte le prescrizioni igienico-sanitarie riguardanti le condizioni di agibilità previste dai regolamenti vigenti, e, relativamente alle altezze, sia assicurata per ogni singolo vano di ogni unità immobiliare un’altezza media ponderale uguale o 5/23
maggiore a 2.40 metri per gli spazi ad uso abitativo, ridotta a 2.20 metri per spazi accessori e servizi; per i comuni posti a quote superiori a 600 metri di altitudine sul livello del mare è consentita rispettivamente la riduzione a 2.20 metri per spazi ad uso abitazione e a 2.00 metri per accessori e servizi. È consentita l’apertura di finestre, lucernari, abbaini e terrazzi per assicurare l’osservanza dei requisiti di aeroilluminazione.
3. Il volume derivante dal riuso dei sottotetti è considerato a tutti gli effetti volume urbanistico ed è ammesso anche mediante il superamento degli indici volumetrici previsti dalle vigenti disposizioni comunali e regionali

Articolo 8 – INTERVENTI DI TRASFERIMENTO VOLUMETRICO PER LA RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE E PAESAGGISTICA

1. La Regione promuove il trasferimento del patrimonio edilizio esistente mediante interventi di demolizione e ricostruzione, con differente localizzazione, degli edifici ricadenti in aree di particolare valore paesaggistico, in aree dichiarate ad elevata o molto elevata pericolosità idraulica o idrogeologica, in prossimità di emergenze ambientali, architettoniche, archeologiche o storicoartistiche, all’interno di aree di rispetto inedificabili al fine di conseguire la riqualificazione del
contesto e la messa in sicurezza del territorio.

2. Per il conseguimento delle finalità di cui al comma 1, è consentita la concessione di un credito volumetrico massimo pari al volume dell’edificio demolito maggiorato del 40 per cento.

3. L’amministrazione comunale in sede di redazione dello strumento urbanistico generale o di una sua variante, anche su proposta del privato interessato, individua gli edifici che si trovano nelle condizioni previste dal comma 1, determina il credito volumetrico di cui al comma 2 e individua, nel rispetto dei parametri urbanistici ed edilizi previsti dalle disposizioni regionali, una idonea localizzazione per il trasferimento dei volumi al di fuori delle aree di cui al comma 1 e, comunque
oltre la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia marina, ridotta a 150 metri per le isole minori.

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli edifici legittimamente realizzati entro la data di entrata in vigore della presente legge, nonché nei casi di edifici successivamente legittimati a seguito di positiva conclusione del procedimento di condono o di accertamento di conformità e, ove necessario, dell’accertamento di compatibilità paesaggistica.

5. Ai fini della determinazione del volume urbanistico cui parametrare il credito volumetrico si applicano le disposizioni previste dal decreto assessoriale del 20 dicembre 1983 n. 2266/U o dagli strumenti urbanistici comunali qualora più restrittive. Nel caso di demolizione di edifici con altezze funzionali a originari cicli produttivi e ricostruzione con mutamento di destinazione d’uso, la determinazione del volume è effettuata ragguagliando l’altezza al valore di 3.00 metri per ogni livello fuori terra esistente.

6. L’intervento deve necessariamente prevedere l’integrale demolizione degli edifici esistenti nell’area originaria, la sistemazione dell’area a cura e spese del privato, la cessione dell’area originaria all’amministrazione comunale per destinarla a finalità pubbliche.

7. Il nuovo edificio deve essere realizzato nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) essere dotato di impianto ascensore, nel caso di costruzione di un nuovo edificio plurimmobiliare con almeno 2 livelli fuori terra;
b) prevedere una riduzione pari almeno al 10 per cento di tutti gli indici prestazionali previsti in applicazione del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 smi;
c) prevedere sistemi per il riutilizzo completo delle acque reflue (nere e grigie).
8. Per il conseguimento delle finalità di cui al presente articolo, il Comune può motivatamente concedere la riduzione degli oneri concessori e delle imposte comunali per un periodo determinato di tempo.

Articolo 9 – RINNOVO DEL PATRIMONIO EDILIZIO CON INTERVENTI DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE

1. La Regione promuove il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente mediante interventi di demolizione, integrale o parziale, con ricostruzione degli edifici esistenti che necessitino di essere adeguati in relazione ai requisiti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza strutturale e per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

2. Per il conseguimento delle finalità di cui al comma 1, è consentita la concessione di un credito volumetrico massimo pari al volume dell’edificio demolito maggiorato del 30 per cento, da determinarsi con apposita deliberazione del Consiglio comunale.

3. Ove l’intervento preveda la ricostruzione nel medesimo lotto, con la stessa deliberazione di cui al comma 2 il Consiglio comunale stabilisce i parametri dell’intervento nel rispetto delle vigenti disposizioni, con eventuale superamento, salvo che nelle zone urbanistiche omogenee E e H, dei soli indici volumetrici previsti dalle vigenti disposizioni comunali e regionali.

4. Ove l’intervento preveda la ricostruzione in diverso lotto, il Consiglio comunale, con proprie deliberazioni, procede alla variazione degli strumenti urbanistici, individua l’area di trasferimento delle volumetrie e stabilisce i parametri dell’intervento nel rispetto delle vigenti disposizioni. L’area di trasferimento delle volumetrie non può essere individuata nella zona urbanistica H.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli edifici legittimamente realizzati entro la data di entrata in vigore della presente legge e solo in caso di diversa localizzazione dei volumi anche a quelli non conformi alla destinazione di zona urbanistica.

6. Ai fini della determinazione del volume urbanistico cui parametrare il credito volumetrico si applicano le disposizioni previste dal decreto assessoriale del 20 dicembre 1983 n. 2266/U o dagli strumenti urbanistici comunali qualora più restrittive. Nel caso di demolizione di edifici con altezze funzionali a originari cicli produttivi e ricostruzione con mutamento di destinazione d’uso, la determinazione del volume è effettuata ragguagliando l’altezza al valore di 3.00 metri per ogni livello fuori terra esistente.

7. In caso di integrale demolizione degli edifici esistenti e diversa localizzazione dei volumi, il soggetto interessato deve garantire a propria cura e spese, la sistemazione dell’area originaria.

8. L’assegnazione del credito volumetrico determina l’obbligo di realizzare il nuovo edificio nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) essere dotato di impianto ascensore, nel caso di costruzione di un nuovo edificio plurimmobiliare con almeno 2 livelli fuori terra;
b) prevedere una riduzione pari almeno al 10 per cento di tutti gli indici prestazionali previsti in applicazione del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 smi;
c) prevedere sistemi per il riutilizzo completo delle acque reflue (nere e grigie). 9. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano agli edifici ricadenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia marina, con esclusione di quelli ubicati nelle zone omogenee A, B, C e D, nonché nelle zone G contermini all’abitato, e agli edifici ricadenti nelle aree di cui all’articolo 8 comma 1. Sono consentiti:
a) la demolizione degli edifici esistenti ricadenti nelle zone E, F, G non contermini all’abitato, H ricompresi nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia marina, a condizione che la ricostruzione comporti la realizzazione di un volume inferiore di almeno il 15 per cento rispetto a quello esistente e un minore impatto paesaggistico;
b) la demolizione degli edifici esistenti ricadenti nelle aree di cui all’articolo 8 comma 1, a condizione che la ricostruzione sia ammessa dalle specifiche disposizioni vincolistiche, non comporti alcun incremento volumetrico e determini un minore impatto paesaggistico.

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