La leggenda del Castello Malaspina di Bosa (Video)

La leggenda del Castello Malaspina di Bosa: La storia della sardegna medievale, dei suoi castelli e delle sue fortezze è assai poco conosciuta, eppure sono tante le costruzioni militari dell’ epoca che nascondono le più suggestive leggende. Oggi vi parlo di Bosa, la perla della Planargia, e del Castello di Serravalle o dei Malaspina, che sovrasta questo piccolo borgo e che si dice fu edificato nel 1112 dall’omonima famiglia di nobili toscani trapiantati nell’isola alla metà dell’XI secolo (per la precisione i “Malaspina dello Spino Secco“). Ebbene la leggenda narra della giovane che sposò il Marchese Malaspina, progenitore di quel Corrado che Dante Alighieri colloca nel valle dei principi  dell’ VIII° canto del Purgatorio (“Fui chiamato Currado Malaspina; non son l’antico, ma di lui discesi; a’ miei portai l’amor che qui raffina“, la famiglia Malaspina offrì ospitalità al poeta durante l’esilio).

Si dice infatti che il Marchese fosse di carattere collerico e assai geloso della giovane moglie, al punto che fece costruire un passaggio sotterraneo per far si ch’ella potesse raggiunge la Cattedrale in centro al borgo senza esser vista da alcuno, tunnel del quale non è mai stata invero trovata alcuna evidenza storico-archeologica. Ebbene, un giorno il Marchese, in uno dei suoi celebri attacchi d’ira, accecato dalla gelosia e convinto d’esser stato tradito, prese il coltello e tagliò di netto le dita di entrambe le mani della moglie, lasciandola esangue sul pavimento e conservando il macabro trofeo nel proprio fazzoletto.

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Se non che più tardi, mentre girava per Bosa coi suoi amici ecco che senza pensare tirò fuori il fazzoletto dalla tasca e subito le dita rotolarono per terra, tutti videro e il popolo si sollevò, così che il Marchese venne messo agli arresti. Quanto alla bella e dolce marchesa la leggenda vuole che il suo spirito erri ancora lì dove si compì il fatto, mentre secondo un’altra variante le sue dita si pietrificarono come roccia proprio presso il castello, rocce che in base ad altra versione invece altri non sarebbero che “sos testimonzoso“, ovvero coloro che assistettero al fatto, rimasti impietriti dall’orrore.

D’altronde la storia della grande famiglia Malaspina, sin dalla sua nascita, lascia presagire di che pasta fossero fatti, sembra infatti che nell’anno 540 d.C. il giovane nobile Accino Marzio vendicò la morte del padre sorprendendo il re dei Franchi Teodoboerto nel sonno e trafiggendolo alla gola con una spina. Il grido disperato del re “Ah ! mala spina !” dette origine al cognome di una delle famiglie più importanti dell’ Italia medievale. Un’altra macabra leggenda viene poi narrata in Toscana, nel castello di Fosdinovo (in provincia di Massa e Carrara, proprio ove fu ospitato Dante, la Lunigiana infatti fu un feudo storico della famiglia dei Malaspina, in questo caso dei “Malaspina dello Spino fiorito“), secondo la quale ancora oggi comparirebbe il fantasma di Bianca Maria Aloisia, che invaghitasi di uno stalliere,  per evitare lo scandalo, fu murata viva nella fortezza assieme ad un cane, simbolo di fedeltà, e ad un cinghiale, emblema della ribellione. Quest’altra storia la trovate in questo video-documentario:

Una storia che aiuta a far comprendere le relazioni che la Sardegna Giudicale aveva con la penisola, in specie con le grandi famiglie nobili toscane. Si pensi anche al Castello dell’Acquafredda a Siliqua, che fu edificato nel 1257 grazie alla famiglia nobile pisana dei Donoratico della Gherardesca e vide fra i suoi proprietari  il celeberrimo Conte Ugolino, citato anch’esso da Dante nella Divina Commedia, nell’atto di cibarsi dei propri figli (XXXIII° canto dell’Inferno).

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photo credit: . SantiMB . cc e Crisologo cc, entrambi via photopin

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